Non stiamo con chi divide gli oppressi

Sulle dichiarazioni di Debora Serracchiani

Debora Serracchiani nelle sue dichiarazioni sulla vicenda dello stupro a Trieste riesce ad esprimere tutti i peggiori difetti della classe dirigente politicamente arretrata e reazionaria, che costituisce il quadro di direzione del PD renziano.

Diciamolo con chiarezza, uno stupro è uno stupro. È uno stupro.
Non ci sono gradazioni. È massimamente esecrabile lo stupro di gruppo? È per la o le donne che ne rimangono vittime peggio di quello che viene perpetrato in famiglia? Non possiamo fare una classifica, è vergognoso fare una classifica. Subire la violenza sessuale è drammatico per ogni donna in ogni condizione. Forse tutto questo è molto più indicato in un’aula di giudizio. Nelle considerazioni sociali e politiche dobbiamo leggere la realtà per quella che è. E venendo alle dichiarazioni successive di Serracchiani, a difesa della sua posizione, andiamo sempre peggio. Il profugo viene accolto sul nostro territorio e quindi entrerebbe in un meccanismo “fiduciario di carattere familiare”. Nell’esperienza delle donne, la famiglia, nel sistema vigente – cioè quello spietatamente capitalistico – è un luogo di costrizione e doveri, dove la fiducia copre sempre gli interessi della parte più forte, l’uomo. E che dire di quello che evidentemente pensa del rapporto con chi in questo paese arriva chiedendo rifugio e lavoro? Che dire delle responsabilità delle borghesie europee, i cui interessi predatori in Africa e in Medio Oriente continuano a sfruttare i territori e le popolazioni creando miseria e impedendo uno sviluppo autonomo, anzi colpevoli della distruzione dei governi progressisti che si erano sviluppati in particolare in Africa negli anni ’60 e ’70 del secolo scorso? La miseria, la ricerca di un miglioramento della vita spinge masse enormi ad abbandonare le loro case e affrontare la drammatica vita dell’emigrazione. mAggiungersi al carro della propaganda razzista, richiamare valori presunti universali, resta quello che è: una operazione demagogica a recupero di settori arretrati. Ci sembra anzi che questo che tutti e tutte hanno interpretato come una dichiarazione personale da cui alcuni esponenti del suo stesso partito hanno voluto distinguersi, sia in continuità con un programma evidente che va dal Fertility Day al Decreto Orlando-Minniti. Se è la ricerca della difesa delle donne colpite dalla violenza, in particolare quella famigliare, questo partito, con questo governo, dovrebbe fare ben altro.

Come prima cosa non trasformare, alla ricerca di visibilità, l’esperienza traumatica vissuta da una giovane donna in un caso mediatico che la espone alla rivittimizzazione. E della vittimizzazione delle donne, delle lavoratrici e dei lavoratori, il PD se ne intende. Se da un lato, partito e governo fanno proclami di tutela delle donne, con l’altra mano tolgono diritti, servizi e possibilità di indipendenza alle donne stesse, con leggi vergognose quali il Jobs Act e l’eliminazione dell’articolo 18.

Delle due l’una: le donne si difendono sempre, oppure occorre smascherare queste espressioni di “solidarietà” femminile per quello che sono: demagogia populista.

Partito Comunista dei Lavoratori – Commissione di genere

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