Il canotto di salvataggio della sanità

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di Marla Taz

È noto a tutti oramai che le riforme sanitarie degli ultimi 20 anni perpetuate da tutti i governi che si sono susseguiti hanno destinato sempre minori risorse economiche al sistema sanitario nazionale pubblico, con conseguenze disastrose per la salute della popolazione meno abbiente, e hanno portato la sanità in questo paese allo sfacelo come affermato anche dall’ex presidente dell’assemblea delle regioni Vasco Errani: “gli stanziamenti non sono sufficienti a garantire la tenuta del sistema sanitario in questa regione“ e dal suo successore Sergio Chiamparino, dimessosi un anno dopo aver dichiarato che i “finanziamenti erano insufficienti a garantire i L.E.A (livelli essenziali di assistenza, garantiti dallo Stato). Mentre siamo in attesa del tracollo da un momento all’altro, l’attuale presidente ex-pidiessino della regione Stefano Bonaccini sigla un accordo sanità coi sindacati confederali il 19 settembre 2016 in cui si premette che “nel nostro sistema regionale il welfare è stato sempre considerato un motore di sviluppo che crea buona occupazione, riduce le disuguaglianze redistribuendo risorse e favorendo processi di inclusione sociale”. Parole che apparentemente smentiscono i suoi predecessori ma che nascondono, e neanche troppo bene, un’amara realtà.

Questo accordo prevede la “stabilizzazione di 402 professionisti ed amministratori“, si suppone con contratto a termine, il rinnovo del contratto per altri 149 professionisti precari e l’assunzione di 502 professionisti, nonché il mantenimento dei livelli minimi di assistenza sanitaria, il tutto senza risorse economiche provenienti dallo Stato ma con l’istituzione di un fondo regionale di sanità integrativa aperto extra L.E.A. In sintesi, il denaro verrà reperito in parte dall’aumento delle tasse regionali (forma obbligatoria), in parte da convenzioni non bene specificate coi privati, compresi i cittadini in forma volontaria, da altri tagli alle “economie generate dal sistema sanitario regionale, razionalizzazione degli acquisti” ecc.

Non ne avessero fatti abbastanza, di tagli: oramai si fatica ad avere la carta igienica nei reparti. Peggio ancora, dalla “quota destinata alla contrattazione”, cioè da quella parte di salario dei lavoratori erogata sotto la voce produttività derivante dalla riduzione generale di spesa. Altro che rinnovo del contratto decantato da Renzi prima del referendum! E chi le paga le nuove assunzioni di professionisti e dirigenti? I lavoratori che operano in reparto, gli stessi che saltano riposi e accumulano ferie non godute perché numericamente insufficienti rispetto ai carichi di lavoro, che non vengono sostituiti in malattia o in maternità, che operano con strumenti di lavoro ridotti al minimo o obsoleti, gli stessi lavoratori che si vedono aumentare la responsabilità della qualità del servizio erogato giorno dopo giorno indipendentemente dalle condizioni in cui operano e che si vedono eroso il salario anno dopo anno e non rinnovano il contratto da 8 anni.

Il canotto di salvataggio si rivela niente altro che la perpetuazione del processo di privatizzazione del sistema sanitario, in cui ai tagli dei finanziamenti pubblici da parte dello Stato ancora una volta corrisponde un aumento sempre maggiore di finanziamenti ai privati e ai tagli sul personale di base e sulla sempre più esigua qualità del servizio corrisponde un aumento degli incentivi economici dei manager e dirigenti pubblici.

Infatti le assunzioni di questo accordo non riguardano il personale che opera nei reparti a contatto coi pazienti (l’unico luogo dove c’è realmente bisogno e dove sono stati effettuati i tagli più importanti), ma “professionisti” non bene specificati, amministrativi e dirigenti iper-salariati, come l’osservatorio bilaterale regionale previsto nell’accordo che si occuperà dell’implementazione dei progetti, un altro degli inutili apparati burocratici della macchina statale di cui è piena l’amministrazione pubblica, il cui scopo principale consiste nell’aumentare i livelli di produttività dei sottoposti dal cui sfruttamento provengono infine i loro lauti compensi.

Questo fumoso accordo decantato dai giornali di regime come innovativo è la conferma della continuità politica “riformista” dei tagli alla sanità pubblica a favore di quella privata accessibile ad una minoranza privilegiata, e dell’ingrasso salariale dirigenziale e manageriale: la regione provvederà autonomamente a garantire un minimo di assistenza scaricando i costi nuovamente sui lavoratori, sfruttandoli il più possibile e sottraendo loro parte del salario, aumentando le tasse e integrando sempre di più i privati nel loro progetto; privati ai quali, è bene ricordarlo, interessa esclusivamente il profitto.

Il ruolo dei sindacati in questo accordo come in tutti i precedenti è come sempre quello concertativo, di sottomissione alla volontà padronale.

Il coacervo di burocrati borghesi rappresentati da CGIL, CISL e UIL deve essere abbattuto a favore della costruzione di un sindacato di classe che rappresenti realmente gli interessi della classe operaia, ivi compresi i lavoratori dipendenti pubblici appartenenti alle categorie più basse della scala gerarchica statale. Il Partito Comunista dei Lavoratori lotterà contro ogni forma di privatizzazione del sistema sanitario a favore di un sistema totalmente pubblico, senza ingerenze private basato su una economia pianificata; lotterà affinché la salute diventi veramente un diritto umano inalienabile, per un forte incremento dei livelli assistenziali gratuiti a favore delle persone a basso reddito, un aumento del personale che opera in reparto. Per recuperare il maltolto e reperire i fondi necessari alla realizzazione del piano di intervento si deve partire dall’eliminazione di tutti i finanziamenti diretti e indiretti ai privati, dalla drastica riduzione del personale dirigenziale e manageriale e dei loro salari che dovranno essere di poco superiori a quelli dei lavoratori delle categorie inferiori e la totale eliminazione di qualsiasi incentivo economico. Tanto per cominciare a riprenderci un po’ per volta i milioni di euro rubati alla nostra salute negli ultimi vent’anni.

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