CARA CGIL, QUANDO TORNI A FARE IL SINDACATO?

14102451_1759341567665910_8210971789086691591_nNella serata del 30 agosto, alcuni compagni della sezione Romagna del Partito Comunista dei Lavoratori hanno distribuito un volantino in occasione della partecipazione di Susanna Camusso all’evento CGIL a San Lorenzo in Noceto, criticando aspramente la passività delle politiche della CGIL nei confronti dei lavoratori. Purtroppo Susanna Camusso non usa questi eventi per confrontarsi con la base, ma per concedere interviste alle televisioni, pertanto non era previsto alcun dibattito e non è stato possibile intervenire per esprimere pubblicamente le nostre critiche.

Cara CGIL, la tua crisi è ormai conclamata. Nel 2015 hai perso 700.000 tessere. 7000 solo la FIOM. Tra quelle rimaste vi è uno strapotere della categoria dei pensionati. Da te rimane solo chi non lavora più. O chi la tessera è obbligato a farla per seguire la pratica del proprio licenziamento. Un bel risultato, non c’è che dire. Un risultato per cui, cara CGIL, devi incolpare solo te stessa, nella persona dei tuoi dirigenti e burocrati, sempre pronti a fare accordi al ribasso, sempre proni verso un governo “di sinistra” che fa politiche antioperaie neppure sognate da Marchionne, sempre impotenti davanti allo scippo sistematico dei diritti dei lavoratori.

DI CHI È LA COLPA? I LAVORATORI COMBATTIVI CI SONO.

TU DOVE SEI?

Nel tuo assoluto silenzio, e nella completa passività dei tuoi burocrati, ci hanno tolto:

  • il diritto di denunciare le ingiustizie sul posto di lavoro, di essere tutelati in caso di malattia, gravidanza, o di attività sindacale, grazie all’abolizione dell’articolo 18.
  • il diritto di andare in pensione, grazie alla raffica di riforme dei governi di centrodestra e di centrosinistra.
  • il diritto a un salario, grazie al precariato, alla “flessibilità”, al lavoro a chiamata, ai voucher, ai contratti a progetto, che come progetto hanno sempre e solo il massimo profitto del padrone.
  • il diritto di scioperare e protestare, con una repressione sempre più dura.
  • lo statuto dei lavoratori, conquistato dopo lotte durissime

E adesso vuoi farci firmare un referendum farsa sulla Carta dei Diritti, girando l’Italia con un pulmino? Che fine hanno fatto le fabbriche occupate a cui inneggiava Landini?

Davanti allo scippo dei propri diritti in Francia la classe operaia sta lottando… e tu, cara CGIL? Cosa fai? Amoreggi con Forza Italia?

Hai messo firme su firme in procedure di chiusura, licenziamenti, delocalizzazioni (come CISA, OMSA, TITAN, ecc.), senza mettere in campo nessuna lotta degna di tale nome. Senza più mettere in discussione il diritto dei padroni di trattare gli operai come merci.

Anzi, peggio, a volte ti sei persino schierata contro chi la lotta voleva farla sul serio, facendo il pompiere, tacitando le voci più “agitate” (come i lavoratori della FCA di Melfi), reprimendo chi non voleva accettare compromessi vergognosi, concentrando i tuoi sforzi ad abbattere il dissenso interno, invece che solidarizzare con chi lotta, come la recente repressione che hai riservato all’area di minoranza “Il Sindacato è un’altra cosa”.

LA SOLUZIONE? I LAVORATORI

Tranquilla, cara CGIL, non siamo come i grillini, che in un rigurgito di stampo fascista, auspicano la scomparsa del sindacato tout court. No, noi il sindacato lo vogliamo, e anche parecchio.

Il bisogno di un sindacato che faccia il sindacato è ora più forte che mai, ora che le bastonate ai lavoratori provengono da un governo “di sinistra”, ora che il mondo del lavoro è frammentato, abbattuto e sconfitto, ora che i lavoratori sono divisi per contratto, età, diritti, o colore della pelle, ora che i poteri forti hanno indotto gli sfruttati a farsi la guerra tra loro, invece che ai padroni. Ora ci serviresti più che mai.

Ma no, niente. Sei più occupata a tentare imprese politiche di dubbia natura (Coalizione sociale), a piagnucolare per sederti di nuovo a quei tavoli in cui non conti più nulla, dato che il governo fa benissimo a meno di te. Sei impegnata a introdurre un modello di sindacato che fa della concertazione la sua unica arma, che bandisce completamente ogni contrapposizione forte, “tanto gli operai se no non ci seguono”.

La soluzione invece sono proprio loro, sono i lavoratori. Che non devono perdersi d’animo e devono essere consapevoli di lottare anche contro quelle burocrazie sindacali disfattiste che li invitano a prendere la buonuscita in cambio del posto di lavoro, che affermano che un accordo a tutti i costi è meglio degli esiti incerti di una lotta, che si sono dimenticati cosa stanno in vita a fare.

I lavoratori devono domandare a gran voce che il sindacato torni a essere “di lotta”, di conflitto, di classe… Sì, perché la lotta di classe c’è ancora ed è sotto gli occhi di tutti: e il padronato la sta vincendo a man bassa. Occorre un sindacato con una strategia conflittuale concreta, che sostenga i lavoratori in lotta, creando una cassa di resistenza che consenta agli operai di resistere un minuto in più del padrone. Perché è così che si difendono i diritti e il posto di lavoro.

In questo momento storico, scappare da te e rifugiarsi in qualche sindacato mignon con poche centinaia di iscritti non serve. Bisogna piegare di forza la rotta di quello che è (ancora) il più grande sindacato di massa. Solo i lavoratori possono farlo, lottando contro il padrone e contro quei burocrati sindacali che non fanno il loro mestiere.

#cgil #fiom #camusso #landini #pcl #articolo18 #jobsact

 

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