Dialogato su scienza, oggettività e borghesia

bosone

Commenti e riflessioni a partire da un’articolo di Repubblica (“Bosone, annunciare l’errore fa avanzare la scienza” 9 agosto 2016) in cui gli scienziati del CERN annunciano che la particella cercata, che doveva confermare l’esistenza del bosone di Higgs, non esiste: il bosone di Higgs è un’ipotesi che va lasciata nel cielo della metafisica.

Da qualche parte nella Barbagia.

Personaggi:

Huattalabì
Marcus
Roger
James
Andrée

Huattalabì: La nuova particella non esiste!

Marcus: Huattà, per ritornare ad Alfven…

James: E chi è Alfven!

Huattalabì: Il compagno Marcus, con l’espressione “ritornare ad Alfvén”, vuol dire che l’idea che sta alla base della ricerca dell’esistenza della particella “cugina” del bosone di Higgs dà ragione all’astrofisico e cosmologo materialista Hannes Alfvén, membro dell’Accademia sovietica delle scienze, che dagli anni Trenta condusse la lotta contro la cosmologia del Big-bang, nella cui formulazione iniziale era presente la teoria dell’atomo primevo, una particella prima che non era altro che un’anticipazione del bosone di Higgs, il cui campo dà la massa alle particelle. Molti scienziati hanno criticato l’espressione giornalistica adottata per il Bosone di Higgs: “particella di Dio”. Ma i giornalisti coglievano il carattere metafisico di quell’ipotesi. Per Halven l’universo infinito e in continuo movimento è animato principalmente dalle forze elettromagnetiche e tutte le forze dell’universo agiscono contemporaneamente, non esiste alcun inizio assoluto, nessuna ‘singolarità’, non esiste alcun Big-bang.
Alcuni anni fa uno studente del liceo scientifico di Ozieri nella sua tesina presentata all’esame di Stato, “Il Modello Standard – La teoria dell’unificazione”, dove criticava l’atteggiamento degli scienziati del CERN di Ginevra di fronte al fallimento dei primi esperimenti alla fine del 2008 e poi rimandati al 2009, diceva così:“per gli scienziati il problema della non riuscita dell’esperimento sta non in un problema di carattere teorico ma puramente pratico, cioè l’ipotesi è fondata. Questi fisici ricordano il gesuita Clavius che contestava i risultati osservativi di Galileo sulla Luna che provavano che la luna non era un corpo perfettamente sferico ma ‘rugoso’ come la terra, era un colpo importante all’astronomia tolemaico-aristotelica. Clavius con testarda cecità sosteneva che le ombre viste da Galileo erano increspature interne alla luna, ch’era ricoperta di una sostanza trasparente, l’etere aristotelico. Lo stesso si può dire della ricerca del bosone di Higgs che serve ‘a reggere la baracca’ del Modello Standard. Ma se il bosone di Higgs non si trova, continuiamo a cercarlo in eterno o cambiamo teoria?”. In questo senso, è importante “Cosmologia o Scienza” del nostro Alfvén.

Roger: Se al capitalismo servisse trovare il bosone o un milione di bidoni, li troverebbe. La neutralità della scienza non esiste.

Huattalabì: Allora questo capitalismo è onnipotente!

Roger: Eh dai, lo sovrastimi…semplicemente domina ed indirizza la scienza a suo uso e consumo: lo stesso lo dovrebbero fare i lavoratori con la rivoluzione.

Andrée: In realtà al capitalismo trovare un bosone servirebbe eccome visto che confermerebbe una cosmologia caduca, che non esclude il creazionismo e quindi, eventualmente, nemmeno la vita dopo la morte. Penso che sarebbe una gran convenienza per i capitalisti convincere tutti, con dati scientifici, grazie a quella che tutti chiamano “particella di Dio”, che non occorre pensare alle condizioni della vita terrena ma bisogna solo concentrarsi a meritare l’aldilà.

Roger: Appunto, le scienze non sono neutrali. Sono come un’arma. Dipende da chi la tiene in mano.

Huattalabì: Tu confondi le ideologie della scienza con la scienza.

Roger: Mi riferisco al testo di Trotsky di cui ci parlasti, l’altro ieri: non esiste ancora una scienza proletaria… E poi ho un certa antipatia di classe verso il positivismo.

James: Certo che non esiste una scienza proletaria, né esisterà mai. La differenza che vuole indicare Huattalabì è che il fatto che un bombolone contenga 150 kilocalorie, per dire, non è riconducibile alla dittatura della borghesia. Anche se ci fosse la dittatura del proletariato, lo stesso bombolone conterrebbe 150 kilocalorie. La scienza ha scoperto come si calcolano le calorie contenute nei cibi, e questa è una conquista che permane anche se le ideologie (o filosofie, per chi preferisce) della scienza mutano.

Huattalabì: L’acume del giovane leninista.

Roger: Non sono d’accordo perché le 150 kilocalorie sono appunto kilocalorie secondo un sistema di misura della termodinamica utile ai mezzi di produzione capitalistici come ogni cosa del resto. Siamo certi che la potenza espressa dal bombolone sia quella indissolubilmente e unica? Perché per assurdo ci servirebbe il bombolone studiato misurato e prodotto proprio per essere una merce o uno strumento produttivo capitalistico? Per assurdo perché ci servirebbe quel tipo di bombolone?

James: Perché è buonissimo e penso che ce lo mangeremo anche dopo la rivoluzione, quando non sarà più merce, senza abusarne perché fa ingrassare…

Andrée: Occhio che stiamo cadendo nel relativismo!

Roger: James, allora dovresti accettare per assurdo dopo la rivoluzione la “neutra scienza” come ad esempio quella di Lombroso che “dimostra” che i proletari in quanto proletari nascono con deficienze mentali rispetto ai borghesi.

Huattalabì: Qui si cade nella sofistica spicciola, anche perché nessun marxista ha mai considerato Lombroso uno scienziato. l’origine di questa confusione nella cosiddetta ‘nuova sinistra’ è la negazione fatta da Renato Panzieri della contraddizione tra forze produttive e rapporti di produzione. Si è visto che fine miserabile ha fatto tutta la corrente ideologica che risale a Panzieri. A questa ideologia si è aggiunta quella di Cini (vedi l’ape e il comunista), ripetitore del relativismo di Thomas Khun – a proposito sel libro di Kuhn “La Struttura delle rivoluzioni scientifiche” è importante la stroncatura di Steven Weinberg, di cui vi parlerò domani. La cosa più grave è come tutte queste posizioni siano finite nel gran culo dello sciamano del nazismo Heidegger prima maniera e seconda maniera. Lo sciamano nell’ultima fase arrivò a sostenere che è la Tecnica il nemico dell’umanità. Di tutte queste posizioni, comprese quello del vice sciamano post moderno, Lyotard, s’è fatto portatore Il Manifesto. È sempre utile la lettura di ‘Imposture intellettuali’ di Sokal e Bricmont. Si devono inoltre studiare i numeri di Quarta Internazionale di fine anni Quaranta, che contengono gli articoli dei compagni americani del Socialist Workers Party su relatività e meccanica quantistica. Neanche Bogdanov ha raggiunto il livello di relativismo di Cini e compagnia postmoderna.

Marcus: Roger, la “neutra” scienza esiste ed è quella che corrisponde alla realtà oggettiva e riesce a spiegarla secondo il metodo propriamente scientifico che è il materialismo dialettico: “il mondo è materia infinita in movimento ed esiste quindi la contraddizione”. Il bosone di Higgs, o meglio la sua particella “cugina”, non si trova semplicemente perché non esiste, non perché il capitalismo non lo vuole trovare perché non ha un interesse economico: è un ipotesi matematica o puramente teorica che serve a tenere in piedi il sistema del Big-bang. La realtà è che vorrebbe trovarlo. In ogni caso, non è nemmeno del tutto esatto dire che non c’è un interesse economico: c’è un interesse dei settori dell’industria che vedono bene l’attuale indirizzo della scienza, e c’è un interesse ideologico che è funzionale all’interesse economico, cioè alla conservazione del sistema economico di sfruttamento del capitalismo. Anche la religione o l’esercito e la polizia non sono direttamente produttivi dal punto di vista capitalistico, eppure sono strumenti fondamentali per la conservazione del sistema, così come tutte le teorie “scientifiche”, come ti spiegavano i compagni, che cadono nell’idealismo o nel relativismo, perché negando il materialismo dialettico impediscono all’essere umano di appropriarsi degli strumenti scientifici per comprendere la realtà a cambiarla. Un’analisi veramente scientifica della realtà sociale sociale conduce direttamente alla necessità della rivoluzione, ed è interesse vitale del capitalismo che questo non accada. Un’analisi veramente scientifica della realtà sociale non può che portare alla conclusione che la rivoluzione socialista è la condizione per l’ulteriore evoluzione della nostra specie e per la sua stessa sopravvivenza insieme alle altre specie del pianeta, e che quindi rovesciare il capitalismo ed espropriare i capitalismo non è solo un esigenza sociale ma anche biologica.

Roger: Caro Marcus, sono perfettamente d’accordo ma ancora di più il tuo discorso arriva a dire che la scienza come la conosciamo, ovvero con la visione di una classe dominante ,non è neutrale. Allo stesso tempo condivido tutto il discorso di Huattalabì. Nel momento in cui arriva ad analizzare Lombroso come un NON scienziato utilizza il materialismo dialettico, e arriva proprio per questo a utilizzare un metodo scientifico che giustamente non è neutrale. Molto semplicemente utilizza la lotta di classe. In ogni caso da qualsiasi punto di vista la si voglia utilizzare la scienza non è mai neutrale.

Marcus: Credo di capire cosa vuoi dire, ma come ti diceva Huattalabì, rischia di diventare un discorso sofistico o di lana caprina, se la scienza deve esprimersi sulla verità o l’esistenza di un fatto certo che non è neutrale: assume ovviamente una posizione, esprime un giudizio. Se invece affermando che la scienza non è mai neutrale vuoi dire che la scienza esprime sempre una posizione di classe e quindi non può esistere una scienza neutrale e indipendente, allora questo secondo me è falso. In primo luogo, nel momento in cui la scienza arriva a negare la realtà oggettiva per difendere un determinato modo di produzione o un’organizzazione sociale, allora non solo smette di essere neutrale, ma smette anche di essere scienza, perché di fronte ad un dato oggettivo l’opinione che non trova corrispondenza nella realtà oggettiva non è più scienza. La possibilità del superamento della società divisa in classi, determina anche il superamento della scienza di classe; per quello, come ti diceva James, la “scienza proletaria non ha senso” o ha senso dal punto di vista marxista solo nei termini in cui, in opposizione all’uso borghese della scienza, il proletariato deve invece, se vuole edificare il socialismo e la società senza classi, basarsi sempre sul metodo autenticamente scientifico. Ma non è una nuova scienza! Come per le teorie relativiste e dei paradigmi scientifici di Kuhn che ti diceva Huattalabì! È sempre la stessa scienza che ha consentito all’uomo di realizzare la rivoluzione agricola nel neolitico o quella industriale alla fine del Settecento, ma applicata pienamente e coscientemente, senza i limiti e le distorsioni indispensabili al dominio di una classe sull’altra. In Marx ed Engels la necessità del socialismo non deriva in primo luogo da un’opinione o un’idea, per quanto buona essa sia, sulla necessità di un mondo più giusto ed eguale: questo era esattamente l’atteggiamento del primo socialismo, quello utopistico; essa deriva dallo studio scientifico della realtà oggettiva che porta alla scoperta che il capitalismo è un sistema di sfruttamento, storico quindi non eterno, come quelli che l’hanno preceduto, che porta in sé le condizioni del suo stesso superamento ma anche della barbarie e che il socialismo, come la barbarie è la conseguenza possibile e necessaria del suo superamento. Il socialismo scientifico di Marx non è che l’ultimo capitolo della lotta che ha caratterizzato sempre la storia umana tra materialismo e idealismo, cioè tra la scienza e le pseudoscienze e le superstizioni.
Come la borghesia difese ed uso la scienza e il suo metodo contro il feudalismo, così ha fatto, deve fare e farà il proletariato, ma non per fondare una “nuova scienza proletaria”, ma per affermare una volta per tutte il solo criterio, quello scientifico.

Roger: Ma diamine, certo che una volta superata la divisione in classi la visione di una scienza neutrale sarà evidente! Ma ora siamo sotto la visione dominante della borghesia che spesso è pure reazionaria. prima di arrivare all’eliminazione della divisione in classi devi passare dalla dittatura del proletariato e in questo passaggio devi utilizzare un metodo scientifico “proletario” che ora non esiste come sottolinea giustamente Trotsky e anche implicitamente sottolineate sia tu sia Huattalabì.

Huattalabì: La sostanza è che, se queste particella non si trova, è l’ipotesi iniziale sul bosone di Higgs e del suo campo a essere falsa. Il modello standard, pur con tutte le conoscenze prodotte, si fonda su un presupposto: quello di unificare la Meccanica Quantistica con la teoria della Relatività Generale, cioè unificare l’infinitamente piccolo (Meccanica Quantistica) con l’infinitamente grande (Relatività generale). La storia della scienza fisica è anche la storia di teorie sempre più generali: la gravitazione universale di Newton che unificò il movimento, l’elettromagnetismo di Maxwell che unificò elettricità e magnetismo. Nonostante tutti i tentativi il modello standard è ben lontano dal raggiungimento dei suoi obiettivi. Ma vediamo in proposito quanto dice Steven Weinberg (premio nobel nel 1967 per aver previsto come a determinate energie una delle forze che agiscono a livello atomico, l’interazione debole, si unifica con la forza elettromagnetica, la forza elettrodebole): ”La maggior parte dei fisici considerano il modello standard come ‘una effettiva teoria dei campi’, che fornisce a basse energie un’approssimazione ad una teoria fondamentale ancora sconosciuta, che non ha, forse, alcun richiamo a dei campi. Se questo modello standard costituisce il paradigma della scienza normale attuale, esso comporta diversi elementi ad hoc, di cui almeno diciotto costanti numeriche, quali la massa dell’elettrone, che bisogna aggiustare arbitrariamente per far aderire la teoria alle esperienze. E, di più, il modello standard non incorpora la gravitazione. I teorici sanno che devono scoprire una teoria più soddisfacente della quale il modello standard non diventerà altro che una buona approssimazione”. La scoperta del bosone di Higgs dovrebbe far scomparire tutti gli ‘elementi ad hoc’ (l’etere di Clavius). Ma perché tanta ostinazione per cercare il bosone di Higgs? Perché l’unificazione confermerebbe la cosmologia del Big.bang, un universo finito con un inizio e una fine, la vittoria del creazionismo. il punto è che se si ammette l’esistenza di un universo infinito tutte le difficoltà di cui parla Weinberg non ci sarebbero.

 

A cura del PCL Sassari

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