Colau e De Magistris per Làbas: scegliersi gli alleati giusti!

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da Studenti Rivoluzionari Bologna

In occasione del recente incontro pubblico “Rebel cities” a Marghera, i sindaci di Napoli e di Barcellona, Luigi De Magistris e Ada Colau, hanno speso parole in difesa dell’occupazione “bene comune” dell’ex-caserma Masini, nota come Làbas. Uno spazio destinato dal Piano Unitario di Valorizzazione del comune di Bologna e dalla Cassa Depositi e Prestiti (che possiede l’immobile) a un complesso comprendente un albergo, una trentina di alloggi, attività commerciali e ristorative, il tutto “in armonia” col resto del quartiere Santo Stefano, uno delle aree “bene” della città. Attualmente, nei suoi documenti la CDP definisce Làbas “in fase di liberazione”ed in effetti è da dicembre che pende un decreto di sequestro della procura bolognese. Nonostante alcune aperture formali da parte della giunta comunale di Bologna e dalla stessa CDP, nel concreto la situazione è rimasta la stessa e il recente sgombero dell’occupazione abitativa di Porta Galliera costituisce la conferma palese della volontà da parte del comune di Bologna di far rispettare ordine, legalità…e il sacro diritto alla proprietà privata dei palazzinari e dei grandi gruppi capitalistici, privati e pubblici. A danno dei proletari, spesso senza lavoro e senza salario, che trovano sempre più difficile pagare affitti esagerati, anche nel caso degli alloggi popolari.

Rivendicare quindi l’esistenza e la difesa di realtà recuperate al degrado e all’abbandono, autogestite da chi abita i quartieri, è legittimo e anzi doveroso. Si pone però la questione politica per cui bisogna chiarire su quali basi si possono mobilitare inquilini, lavoratori, studenti, abitanti dei quartieri popolari, e non solo, per portare avanti il movimento di lotta per la casa in generale, e la difesa di spazi recuperati autonomamente dall’abbandono.

Se lo Stato e le sue aziende conducono le stesse politiche dei palazzinari, dovendo rispondere politicamente a loro e ai capitalisti in genere, e non ai lavoratori e alla povera gente, allora va affermata con forza la piena autonomia politica della lotta per la casa, delle occupazioni, dallo Stato e dalle forze politiche che a qualsiasi livello governano. In questo senso, sarebbe prioritario cercare legami non solo di solidarietà, ma di fronte comune e unità nella lotta con le realtà popolari e del movimento operaio: sindacati, assemblee nei posti di lavoro, studenti e loro realtà organizzate, ogni realtà di movimento e di lotta dei proletari.

Pare invece inopportuno il grande entusiasmo per la solidarietà dei due sindaci che abbiamo ricordato, la Colau e De Magistris. In primis perché, come abbiamo detto, aldilà delle divergenze politiche che possono avere con la linea di Merola e del PD (o del PSOE in Spagna), si sono presi l’incarico di gestire una porzione dell’apparato statale senza voler rompere apertamente con le leggi “d’austerità” e le controriforme imposte negli ultimi decenni dai vari governi (di centrodestra o centrosinistra che fossero), e quindi condannandosi a gestire, magari con qualche “sfumatura “a sinistra”, le politiche di tagli imposte dalle classi dominanti in Spagna come in Italia.

Nel nostro caso, da una parte abbiamo il sindaco De Magistris che, nel caso della storica occupazione abitativa ell’ex convento Franciosa a Napoli, non ha giocato alcun ruolo nella lotta degli inquilini, che hanno dovuto fronteggiare da sé tentativi di sfratto portati avanti da ingenti schieramenti di forze dell’ordine mandate dai proprietari del convento, cioè la Curia di Napoli, la quale ha mandato al diavolo, è il caso di dirlo, lo spirito di carità, rivendicando la sacralità della propria proprietà privatadi un immobile lasciato vuoto per anni e occupato da povera gente che non avrebbe altro posto dove andare. Sono state l’auto-organizzazione degli inquilini, la loro perseveranza nel resistere ai tentativi di sfratto e allo stacco di acqua e luce, la loro rivendicazione intransigente di una piena regolarizzazione dell’occupazione, a far piegare Curia e Comune. Il tutto senza alcuna fiducia nella bontà del clero o del sindaco, ma con l’appoggio del sindacato Asia-Usb, dei compagni del Coordinamento Studenti Napoli Est, del CSR Napoli e della sezione napoletana del Partito Comunista dei Lavoratori, e non certo delle immaginarie guardie dello “zapatismo napoletano” proclamato da De Magistris.

Nel caso di Barcellona, proprio lo scorso maggio il sindaco Colau ha dato il via libero politico allo sgombero violento (con parecchi feriti) del Banc Expropriat: un immobile di proprietà bancaria lasciato vuoto e occupato nel 2011 da attivisti della sinistra catalana. Un’occupazione nel cuore dello storico quartiere Gràcia sgomberata a un anno dall’insediamento di Ada Colau che, ironia della sorte, deve la sua carriera politica al suo ruolo di portavoce del movimento di lotta per la casa Plataforma de Afectados por la Hipoteca (nata sull’onda degli sfratti massa in Spagna seguiti alla crisi del 2007-8): le dichiarazioni di una politica “antisistema” appoggiata al trasformismo opportunista di Podemos, i discorsi a favore di una rete di “città ribelli” si sono risolti nell’appoggio politico di uno sgombero violento in forze di un’occupazione storica a favore della quale Colau si era più volte espressa salvo, evidentemente, tornare alla realtà della società capitalista una volta che si è trovata in un ruolo di governo. Confermando con la sua politica che nel concreto non si può al contempo fare gli interessi degli sfruttati e delle realtà popolari di quartiere, e gestire lo Stato borghese, fatto a immagine e somiglianza di banchieri, industriali e palazzinari. E Ada Colau ha scelto da che parte stare: dalla parte dei banchieri che volevano il loro immobile indietro. E lo ha fatto confermando come il precedente sindaco di centrodestra Xavier Trias abbia creato un “buco” di 65.000 euro nel bilancio comunale versando segretamente l’affitto dello stabile ai proprietari, costretto dal fatto che gli inquilini si erano rifiutati di pagarlo o di lasciare l’immobile: paradossalmente, mentre la Colau ha confermato che la galassia di Podemos sa prendersi le sue responsabilità di fronte alla borghesia e alle sue leggi, Trias dovrà ora fronteggiare un’inchiesta per aver usato fondi pubblici a favore di un’occupazione. Cosa che non fa certo di lui “un compagno”…

La lotta per la casa e la difesa delle occupazioni non devono essere l’ennesima occasione di sconfitta generale costruita su illusioni e strategie interclassiste: è sul terreno dell’unità di classe, della ricomposizione delle lotte e delle istanze degli sfruttati, dei lavoratori, degli studenti, della povera gente che abita nei quartieri popolari, che si può mettere in campo un’opposizione politica ai palazzinari privati e pubblici, una mobilitazione di massa che garantisca reali conquiste di salario e di migliori condizioni di vita. Che metta finalmente in questione non i cattivi politici o la casta, ma il capitalismo in toto, la sua dittatura del profitto, la barbarie che genera in ogni città, in ogni paese del mondo.

Giacomo Turci

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